Stop all’obesità…. ma come si fa a rendere mamme e bambini più consapevoli quando si parla di cibo? Le madri che modificano le proprie scelte in senso più salutare aiutano i figli a non acquistare peso o a perderne e, in generale, a essere più consapevoli e a mangiare meglio.

In commercio ci sono alimenti ad alto contenuto calorico, con elevati grassi saturi, zuccheri o sale, che vengono spesso pubblicizzati in orari e nei programmi rivolti specificamente a bambini e ragazzi, con la conseguenza che spesso quel tipo di alimento finisce per essere consumato tranquillamente nelle scuole.

Lo stop all’obesità viene predicato dai nutrizionisti e dai medici alle prese con un fenomeno sociale sempre più grave e che rischia di compromettere la salute delle persone.

Per questo le raccomandazioni di ricorrere a un’alimentazione sana e bilanciata arrivano ma sembra che mamme e bambini siano più inclini verso merendine veloci e di scarso valore nutrizionale.

Una soluzione per dire stop all’obesità arriva dal Cile dove un quarto dei bambini in età scolare è obeso, così come un terzo degli adulti: un tasso allarmante, che ha spinto il governo ad approvare, nel 2016, nuove regole piuttosto restrittive.

In particolare si è previsto l’obbligo di apporre molto chiaramente sulla parte frontale della confezione una segnalazione nera di stop, in caso si tratti di alimenti ad alto contenuti di calorie, grassi saturi, zuccheri o sale, così come vietare di vendere o pubblicizzare quel tipo di alimento nelle scuole e quello di promuoverli nei media negli orari e nei programmi rivolti specificamente a bambini e ragazzi. Inoltre c’è anche la proibizione di attuare una qualunque strategia di marketing, per esempio coinvolgendo beniamini dei giovani, sportivi o dello spettacolo.

E dopo un anno di applicazione si sono iniziate le verifiche. Nell’articolo tratto da Il fatto alimentare si legge:

“Il risultato, come sottolineato sull’International Journal of Behavioural Nutrition and Physical Activity, è stato anche superiore delle aspettative, perché le donne hanno riferito di aver capito che si stavano attuando iniziative specifiche per combattere l’obesità, di aver modificato le proprie convinzioni in merito, di pensare che la scuola sia diventata un ambiente più sano e di essere riuscite a cambiare almeno in parte la dieta dei bambini, anche se i preadolescenti si sono rivelati più refrattari a modificare le proprie abitudini. I piccoli, inoltre, si sono mostrati parte attiva nel portare avanti i cambiamenti, hanno imparato a identificare i segnali di stop e a evitare almeno in parte il cibo percepito come negativo per la propria salute.

Per leggere l’articolo ingegrale segui questo link:
https://ilfattoalimentare.it/cile-funzionano-etichette-stop.html

Il sistema indicativo adottato in Cile è intelligente, auspichiamo che anche nei nostri paesi si possa arrivare a qualcosa di simile che contribuisca a migliorare la consapevolezza di mamme e bambini rispetto all’alimentazione.


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